Succedono cose diverse quando decidi di ascoltare solo il tuo cuore. Questa è la lezione che ho imparato… ma non cuore nel senso emotivo cuore nel senso di vita quella più profonda e intima.
Ed ho imparato che ci vuole coraggio e l’unico modo per mantenere il coraggio è avere un maestro che ti dia l’esempio e che ti sproni continuamente.
Mi sento fortunata e finalmente dopo tanto tempo sono di nuovo orgogliosa di me.
Il verbo giusto.
Confusione. Solitudine. Paura. Le budella accartocciate e la fortissima sensazione di voler scappare il più lontano possibile.
Ma scappare non serve, lo so.
Quello che devo fare è restare dove sono e, innanzitutto, inziare a respirare.
Mi sta venendo un attacco di asma. Non è a caso.
Devo, dovere, è il verbo giusto perché se potessi scegliere non lo farei, perché voglio solo scappare. Ma è come quando devi prendere una medicina, non vuoi ma sai che serve e lo fai.
In realtà posso scegliere, ma chi sceglie di stare male quando ha la cura tra le mani? Posso farlo, ma sarebbe così sciocco, che oltre a stare male mi sentirei anche stupida e sarebbe troppo.
Non posso scappare fisicamente e non ha senso farlo con la testa. È qui che devo restare.
E ricomincio a respirare, ricomincio da questo dal respirare e poi farò un passo avanti all’altro. Non c’è fretta, non devo avere fretta se voglio risultati definitivi e duraturi.
Tu sei fisso nei miei pensieri. Devo sradicarti o imparare a conviverci?
Ascoltarmi è così difficile.
Ma adesso riprendo a respirare, piano piano.
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Ragionare in termini di valore.
Questo post parte da questo tweet “Il più grande insegnamento del buddismo è stato quello di insegnarmi a ragionare in termini di valore e non di giusto e sbagliato” e dalla richiesta di spiegazioni di un twittero.
Sicuro, in mezzo a tutta questa valanga di parole, avrò già affrontato l’argomento (c’è un tag apposta in questo blog, non a caso). Forse, per i pochi che mi leggono, alcune cose le ripeterò, non so. Non solo desidero mantenere il mio impegno e rispondere al twittero, ma colgo l’occasione per fare chiarezza dentro di me.
Premetto: sono buddista da sei anni, faccio parte della Soka Gakkai, il buddismo che pratico non prevede clero, non ha a che fare con teste rasate, tuniche arancioni ed il Dalai Lama. In questi anni di pratica ho sviluppato la convinzione, studiando e praticando (praticare è l’equivalente di pregare) che questo sia l’univo vero buddismo che funzioni (e tra l’altro lo dice Shakyamuni nei suoi insegnamenti non me lo sono inventato).
Per informazioni attendibili su questo buddismo (oltre a queste pagine, che però non sono una fonte ufficiale e possono contenere errori) c’è il sito dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, www.sgi-italia.org.
Non escludo che di seguito, parlando del valore, io possa menzionare cose che se non sei buddista non conosci. Sempre nel sito che ho indicato prima trovate tutte le informazioni, nel caso potete chiedermi quello che non è chiaro.
Ora per tornare alla domanda, e cioè approfondire il tweet che ho scritto, parto da un concetto assai difficile, ma fondamentale: il non dualismo.
Siamo abituati, più o meno tutti (almeno per quanto riguarda la parte occidentale del mondo) a ragionare per dualismo, ossia bianco e nero, buono e cattivo, merito e punizione, bene e male. Ci insegnano che se una cosa è bianca non può essere nera, ci insegnano a ragionare per assolutismi: se io vedo bianco quella cosa è bianca. E magari questa cosa è anche vera, anche se qualcuno la stessa cosa può vederla nera.
Ad un certo punto arriva qualcuno che decreta una qualche verità e su quella ci si basa.
Il buddismo mi ha insegnato che poco importa la ricerca della verità nella vita, quel che conta è che valore creo io nella mia vita. In termini più semplicistici, ma non corretti, si può parlare di punti di vista: a seconda di come vedo io quell’oggetto, dall’angolazione, dalla luce, dalla lontananza a me può apparire nero a qualcuno più vicino può apparire bianco.
Però sono termini veramente molto semplicistici.
Il valore si crea, quindi non può essere un assolutismo. Il valore lo creiamo nella nostra vita ogni giorno decidendo in ogni istante come comportarci e lo creiamo a prescindere dal fatto che ci crediamo o no: se sorrido ad una persona anche se magari mi ha trattato male sto creando valore, se rispondo con un vaffanculo non sto creando valore. Chi decide cosa è valore e cosa no? La parte più profonda della nostra vita ed allora lì bisogna essere molto bravi ad ascoltarsi, intimamente, senza raccontarcela, senza mezzi termini.
Ed alla fine, in ogni caso, al di là di tutto sarà l’Universo a decretare per noi, e a pareggiare i conti, ma non Universo inteso come un essere superiore che decide per noi, Universo come flusso di vita che ti restituisce ciò che hai seminato, nè più nè meno.
Quindi siamo liberi, siamo profondamente liberi di scegliere in ogni momento che cosa fare della nostra vita, come rispondere ad un saluto, ad un insulto, come agire per cambiare una situazione ed alla fine saremo noi a fare i conti con noi stessi.
Non ragionare più in termini di giusto e di sbagliato, non ragionare in maniera dualista in una società che lo è, è molto difficile, perchè spesso vieni fraintesa, perchè spesso sembra che vuoi giustificare qualsiasi cosa. Non è così.
Non giustifico il male, dico che non è detto che il male sia tale per tutti, è ben diverso. C’è anche un proverbio che recita non tutto il male viene per nuocere. Ed è così, perchè la sofferenza si trasforma o capita anche che un evento considerato di per sè negativo non lo sia ai fini della nostra felicità.
Va detto che la felicità non va confusa con l’estasi. L’estasi è caratterizzata dall’essere temporanea, dipendente da qualcosa o da qualcuno. La felicità è felicità, è una condizione interiore stabile che non viene turbata dagli eventi, anche quelli più dolorosi. Questo non significa non soffrire, significa vivere ogni cosa, anche la sofferenza, cercando di trarne il massimo valore possibile.
Ogni cosa ha valore, da ogni cosa si può tirare fuori valore.
Fare questo tipo di lavoro senza la pratica buddista è molto difficile, non so se è impossibile, difficile sicuramente. Perchè la pratica buddista permette di entrare in comunione con la parte più profonda di noi stessi, che noi buddisti chiamiamo Buddità, ed è anche la parte più saggia, quella che vede le cose per come realmente sono e che ci permette di costruire valore da ogni circostanza.
La pratica non è meditazione. Non si può spiegare con le parole, le parole non sempre bastano a descrivere tutto, sensazioni e vissuto. Posso lontanamente dare una vaga descrizione di cosa succede quando dentro attivi la Buddità e vedi la tua vita per come è e provi un’immensa gratitudine per tutto quello che hai per tutto quello che non hai, in quel momento stai creando valore, dando il giusto valore ad ogni cosa, anche quella più brutta.
Siamo abituati a vedere le cose che non vanno, che secondo i nostri canoni non vanno, come brutte, negative, spesso le definiamo sfighe. Non è così, anche da queste cose possiamo tirare fuori valore, se le vediamo nell’ottica del budda, ossia come occasioni, come la Vita che ci sta dicendo delle cose. Il perchè lo faccia in modo a volte doloroso e non sempre con fatti allegri e divertenti è fin troppo semplice: non la ascolteremmo. Tendiamo, quando le cose vanno bene, a non soffermarci troppo su quello che abbiamo o facciamo; è quando le cose si fanno difficili che in un qualche modo ci fermiamo, poi decidiamo di ascoltarci o non ascoltarci, di agire o non agire, ma intanto ci siamo fermati.
Un’altra cosa importante che ci tengo a sottolineare, che creare valore e vedere il bicchiere mezzo pieno non sono la stessa cosa. Non si tratta solo di vedere il lato positivo di qualcosa, si tratta di costruirci sopra qualcosa.
Mi viene in mente il concetto di resilienza, che in termini buddisti traduciamo con trasformare il veleno in medicina… per concludere con qualcosa di più concreto potete leggere questo post, dove descrivo la mia esperienza su cosa significa creare valore (lì forse non lo spiego bene, ma la relazione a cui mi riferisco è la relazione con una persona che si è trasferita e si è fatta mantenere da me per quasi 8 mesi, tradendomi e mentendomi. La bugia più grossa, esemplificativa della condizione in cui mi sono cacciata, è quella dove lui dice in giro che è single da ottobre, mentre si è ritrasferito definitivamente da me a dicembre: questo a significare che fin da subito le sue intenzioni erano usarmi).
Prima di chiudere un piccolo appunto: quando scrivo che la ricerca della verità poco importa non intendo dire che non serve, intendo dire che ricercare la verità e poi non usarla per costruire qualcosa nella vita è fine a se stesso, è sterile. Della verità di per sè non ce ne facciamo niente, come della ragione, come della vita: usare ogni cosa per trarre valore da noi stessi e da ciò che ci circonda è il giusto modo di vivere, secondo il buddismo. Io sono d’accordo ed cerco ogni giorno di attuare questo stile di vita.
L’argomento è complesso, ma sono qui. Può essere un interessante inizio per chi volesse approfondire.
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Parole del mio maestro #26
Desidero che comprendiate il sottile funzionamento della mente. Il modo in cui orientate il vostro pensiero, il tipo di atteggiamento che assumete, influenzano sia voi sia il vostro ambiente. Il principio buddista per cui un singolo istante di vita racchiude tremila regni spiega con chiarezza il vero aspetto dell’esistenza. Attraverso il potere di una forte determinazione interiore possiamo trasformare non solo noi stessi ma anche gli altri e l’ambiente in cui viviamo. (Daisaku Ikeda)
tratto da Giorno per giorno (ed. Esperia)
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Semplicemente bello.
Innamoratami di lui grazie al suo secondo libro (di qui parlo qui), come promesso ho comprato il suo primo libro, A pochi passi da te.
I due libri non sono paragonabili: questo è una raccolta di racconti, mentre Ci sono anch’io è un romanzo.
Ciò che affascina fin dalle prime righe, o meglio quel che ha affascinato me, è stato sapere che sono storie vere, di cui ci è permesso conoscere un pezzo per poi sperare sempre in un proseguo migliore. Io sono un ottimista e quindi alla fine di ogni racconto mi è piaciuto immaginare che ogni personaggio trova la sua felicità.
Sono buddista e la pratica mi ha permesso di modificare nettamente i miei parametri di giudizio: ho imparato a ragionare in termini di valore e non di giusto e sbagliato. Questo mi ha permesso di leggere il libro senza pregiudizi, e spero che sia utile a chi ne per andare oltre a questi e vedere il mondo con occhi nuovi.
L’autore è sempre lui e si sente, nel suo modo vero e crudo di raccontare le cose, allo stesso tempo profondamente umano e sensibile.
Ho comprato questo libro stasera appena arrivata a casa e ancora vestita, senza neanche togliermi le scarpe, mi sono sdraiata a letto (con la gatta stesa sulla pancia) ed ho iniziato a leggere. Mi sono alzata due ore dopo a libro finito.
Di tutti i racconti quello che ho amato di più, che mi ha emozionato e sorpreso di più, è stato Cielo senza farfalle. Solo di due ho previsto la fine, mentre tutti gli altri mi hanno sorpreso (come anche il finale di Ci sono anch’io).
E’ difficile scrivere di questo libro senza ripetermi, perchè è proprio bello, ed è banale detto così, ma è proprio bello. Va letto.
Mentre leggevo pensavo all’infinità di diritti negati che devono subire le persone omosessuali o comunque quelle considerate diverse da una società conformista (o forse solo bigotta). E non solo diritti negati, ma anche discriminazioni di vario genere.
Non intendo aprire qui un dibattito per quanto io sia dichiaratamente da sempre a favore dei matrimoni e delle adozioni da parte di persone dello stesso sesso.
Leggevo e riflettevo sul fatto che l’amore è amore, e che poco importa se corrisponde all’idea di alcuni, l’amore è amore e come tale andrebbe vissuto e come tale andrebbe rispettato. Questo libro parla di amore (tutto, non solo di coppia, ma di tutto l’amore che c’è in questo universo in tutte le sue forme), di quello amore tra persone discriminate, considerate diverse, che alla fine imparano a difendersi da tutti e da tutto anche quando non ce n’è bisogno, perchè non ci credi più che non ce n’è bisogno.
Prima di leggere questi libri non sapevo di che cosa parlassero, come già scritto e detto, mi sono fatta incuriosire dall’autore su twitter. Mentre il primo ha un prezzo talmente ridicolo che non comprarlo è da sciocchi, questo costa qualcosina di più e sinceramente ci ho pensato un attimo prima di acquistarlo, anche io sono abituata a comprare ebook a pochi euro. Gli otto euro e cinquanta più ben spesi di oggi. E non solo di oggi.
C’è un’altra cosa che mi piace di questo autore ed è il suo non fare propaganda su certi argomenti ma semplicemente raccontarli.
Questa riflessione nasce ora in questo istante mentre scrivo.
In entrambi i libri lui narra: in questo, dove tocca diversi argomenti (tra cui il matrimonio o l’adozione), lo fa sempre come narratore e non come sbandieratore, non diventa un paladino per gli omosessuali, non strumentalizza i personaggi. Si limita a raccontare ciò che vede (primo libro) e che sente (secondo libro).
Ed alla fine credo che questa sia la cosa che più mi piace del suo modo di scrivere.
Spero che esca presto il terzo libro. Sono curiosa di leggere cosa ci racconterà e come lo farà.
Però è tutta natura qui intorno e la natura è una perfezione difficile da accettare. Io sento il bisogno dell’asfalto, di palazzi alti e odore di zucchero filato. Hai ragione, sono tutte cose che servono a nascondersi, però gli uomini hanno bisogno anche di cose futili ogni tanto, hanno bisogno di sorridere per cose che non hanno valore.
“Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tener viva in noi qualche piccola follia. (M. Proust)”
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Un pugno allo stomaco di sublime bellezza.
Ho passato il fine settimana a leggere. E a mangiare. Non ho fatto altro. Ho una casa indecente e tra poco devo assolutamente uscire, in scooter, sotto la pioggia, perchè è il compleanno di mia madre e non posso proprio mancare.
In realtà l’unica cosa che vorrei fare e tornare a letto e cominciare un altro libro.
Oggi ho voluto leggere “Ci sono anch’io” di Roberto Pellico, terzo libro in due giorni. Molto diverso dai primi due, che parlavano sempre di amore, ma in maniera più leggera.
Già, perchè questo libro è un pugno allo stomaco, nella sua durezza, che riconosci come vera. E’ scritto talmente tanto bene che ad un certo punto ho iniziato a sentire tutta la pesantezza e la sofferenza che il protagonista porta dentro e l’ho letto con la speranza che la vita decidesse di donargli un po’ di felicità vera e duratura, per premiarlo della sua tenacia.
Mi sono riconosciuta in molti passaggi, per quanto io abbia una famiglia meravigliosa e non sia omosessuale (con tutta la discriminazione che, purtroppo, ancora, comporta esserlo), in molto dolore mi ci sono rivista, perchè alla fine il dolore è dolore, e poco importa dove vivi e come sei fatto, il dolore va al di là di tutto.
Questo libro parla di amore e lo fa in modo assolutamente reale, di quella realtà che ti spezza le ossa ed alle volte ti sembra di non sopportare. Ma alla fine il protagonista, nonostante tutto, va avanti. Ed io lo ammiro per questo, e già questo è un grande insegnamento (il libro ne contiene diversi per come l’ho vissuto io).
A chi ha definito questo libro pesante, un po’ lo è, ma l’argomento è spesso (primo aggettivo con cui ho descritto il libro su twitter) e non può svolgersi diversamente. Non ci può essere leggerezza in una ricerca come quella che fa il protagonista.
E’ un pugno allo stomaco che si merita cinque stelle.
Non è un libro da leggere se si ha voglia di ridere e di spensieratezza. Se si cercano queste cose, meglio rimandarne la lettura, però è solo da rimandare, perchè questo è uno di quei libri che vale la pena leggere.
“Conosco” Roberto su twitter, è una conoscenza da social. Ho letto il suo libro solo perchè ammiro il coraggio di chi ci prova ad emergere e perchè costava poco. Non è un mio amico, non me ne viene niente a scrivere che è un bel libro, non mi paga, non ci guadagno.
Come spesso mi capita, se posso, nel mio totale anonimato e nel mio essere nessuno, quando incontro una bella opera lo dico. Perchè le opere vivono solo sulla bocca di chi ne parla. E come scrivevo poche righe sopra, ammiro il coraggio di chi prova ad emergere e di chi lo fa senza svendersi ad uno scrivere commerciale e vendibile.
Ed ora, appena riesco, mi comprerò il primo libro di Roberto, “A pochi passi da te”, di cui ho sentito grandi cose e che a questo punto non stento a credere che siano vero.
Chiudo con un paio di citazioni tratte dal libro (in realtà sul mio kindle ne ho evidenziate molte di più come sempre):
A volte non basta il sole per tornare a sorridere. Ci vogliono tempeste che spazzano via tutto, e ci vuole la forza per ricominciare quando tutto è raso al suolo.
Appena giù per la metropolitana trovi scritte sui muri di ogni tipo, mi soffermo a guardarle e penso che la vita arriva davvero dappertutto, che la vita, abbiamo bisogno di scriverla quando fa male, quando è troppo bella da non potersela tenere per sé.
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Non cancello mai.
Non cancello mai.
In queste pagine sono racchiuse parole e pensieri, anche per chi ha dimostrato di non meritarsele. Ma io non cancello mai. Come non puoi cancellare quel che è stato.
Ogni parola, ogni gesto, ogni pensiero offerto è un atto di amore che non intendo rinnegare. Perchè in fondo la Vita mi ha dimostrato ciò che penso da sempre: non è chi si fida che sbaglia ma chi calpesta quella fiducia.
Perchè l’Universo pareggia sempre i conti e la Vita meravigliosa che sto vivendo in questo periodo, nonostante le lacrime ed il dolore, ne è la prova.
Ed anche se sembra retorica, in fondo è solo la verità: se sono dove sono è anche grazie a certi incontri. E soprattutto grazie a me che ho saputo fare di quegli incontri, valore.
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Sono i libri che scelgono quando essere letti.
E poi decidi che è arrivato il momento di lasciare perdere, perchè combattere contro i mulini a vento è solo una cosa per coraggiosi come Don Chisciotte e tu non sai di non esserlo. Ti rendi conto che l’unica cosa da fare è gettare la spugna, che quel percorso non ha senso, non più.
E così una sera che vuoi riprenderti un po’ della tua vita, che ancora una volta hai messo da parte, ti dici che è arrivato il momento di ricominciare a leggere ed acchiappi il kindle e decidi di leggere uno dei tanti libri comprati e che poi hai lasciato lì.
E così apri L’ultima riga delle favole di Gramellini.
E così hai la certezza assoluta che non siamo noi che scegliamo i libri, ma sono loro che scelgono noi quando sanno che dobbiamo leggerli.
Paura di amare, di lasciarsi andare ai sentimenti. Mai argomento fu più azzeccato. Non tanto per me, perchè io alla fine tra le mie mille paure, mi butto sempre perchè della vita mi fido, mi fido sempre, e sogno, sogno sempre. Azzeccato per quelli che incontro.
Ho trovato questo libro profondamente buddista nel suo insegnamento. Mi ha sicuramente ricordato delle cose e mi ha fatto venire ancora più voglia di amarmi e di coccolarmi e di volermi bene, per come sono.
Un libro stupendo che oggi ho voluto finire, in una giornata di niente dedicata solo ed esclusivamente a leggere e a non pensare. Quelle giornate in cui mi svuoto e non penso (o quasi).

«Aveva imparato da qualche parte che quando un sogno ti resta incollato addosso per molto tempo significa che non è più un’illusione, ma un segnale che ti sta indicando la tua missione nella vita. Cucinare spaghetti. Fare calcoli. Riparare orologi. Ciascuno ha la sua e l’errore consiste nel credere che una sia più importante dell’altra, solo perché non tutte procurano fama e denaro.» «Ci sarà pure una differenza fra chi ripara orologi e chi viene chiamato a riparare il mondo.» «Nel giudizio degli uomini. Non in quello dell’universo, se entrambi infondono nella propria opera il senso di un’esistenza. Il ragazzo era sicuro che la sua missione consistesse nel tirare fuori dalla pancia quei suoni.»
Il sesso e i soldi sono le scarpe che usiamo per camminare sulla vita… L’inganno sta nell’aver trasformato un paio di scarpe nella ragione del viaggio…
«Allora fai finta di non capire. Finché continuerai a cercare la soluzione fuori di te, non la troverai. Per attrarre l’amore di un’altra persona, devi prima snidarlo dalle profondità di te stesso.»
L’amore è una meta che si raggiunge in due, a condizione di aver trovato la strada da soli.»
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Aggiornamento in corso.
Nel Buddismo ci insegnano a metterci degli obiettivi, anche concreti. A decidere una data e portare fino in fondo la nostra determinazione. E’ molto complesso, e non è l’argomento di questo post, il perchè ed il come questa cosa funzioni. Nel mio caso ha sempre funzionato: mi è sempre servita a stimolarmi, a non mollare le cose a metà, a vedere le situazioni per quello che erano, a cercare di migliorarmi, a non lasciarmi andare quando le cose si facevano difficili.
Il ventisette maggio per me è una data importante, è sei anni che ho ricevuto il Gohonzon e cioè che mi sono convertita ufficialmente al Buddismo. Per quella data mi sono messa un obiettivo importante.
Qualche giorno fa ero tentata di pensare che l’avevo fallito, un fallimento costruttivo: l’obiettivo non l’avevo raggiunto e adesso mi sento di dire per fortuna, perchè a volte vogliamo cose che non fanno bene alla nostra vita, e comunque in questo percorso ho imparato e migliorato la mia vita, come sempre succede, perchè non è l’obiettivo in sè la vera vittoria (e anche questo discorso è lungo e immenso e non ho voglia di trattarlo qui).
In realtà mi hanno ricordato che non si può dire fallito o vinto un obiettivo fino alla data finale. Cito testualmente: “…quello che avviene nel frattempo sono tappe intermedie”. E così l’altra sera mi sono decisa a fare il punto della situazione, senza mettere nessun punto, senza avere la presunzione di aver già capito tutto come il mio solito. 
Questo l’aggiornamento ad oggi…
1. incontrare B. -> FALLITO
2. vivere nel modo più sereno possibile questa “relazione” -> FALLITO
3. fiducia nel mio modo di essere vivere e pensare -> SUCCESSO
4. distacco dalle opinioni altri -> SUCCESSO
5. fiducia in B. -> FALLITO
6. totale chiarezza su questa relazione -> SUCCESSO (anche se la risposta mi ha fatto un male boia, la chiarezza è arrivata)
7. creare valore -> WORK IN PROGRESS
8. sviluppare la piena e totale consapevolezza che quello che succederà sarà la cosa migliore per la mia vita e chi non mi vuole non mi merita -> WORK IN PROGRESS
9. voglio coraggio e determinazione, passione e desiderio, forza intorno a me -> WORK IN PROGRESS
Manca ancora del tempo al ventisette maggio, quello che devo e voglio fare è solo mettere fiducia che la risposta finale andrà oltre la mia immaginazione, che è comunque limitata, che ora come ora pensa a ricevere una telefonata e tra sè e sè combatte ancora contro i mulini a vento.
Mancano ancora ventritrè giorni e se le cose possono cambiare in un istante, quante possibilità in tutti gli istanti che ventitrè giorni possono contenere.
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Le parole.
Non possiamo continuare a svuotare del suo significato le parole, non possiamo continuare ad abusarne così, e non possiamo continuare a violentare la nostra lingua.
Ogni parola ha un significato preciso e quando la si usa bisogna ricordarsene.
Come bisogna ricordarsi che si sta parlando con qualcuno che ha un cuore un petto e dei sentimenti in circolo.
Le parole sono importanti. Se impariamo a rispettarle impariamo a rispettare l’altro.
Io ancora non mi spiego perchè questa cosa sembra così difficile al mondo. Io rimango un’idealista e una sognatrice e neanche questa ennesima ferita mi farà desistere dall’essere come sono. Non mi farò convincenre che devo cambiare, adeguarmi, indurirmi per stare meglio.